Autore: Rosella Alunni

ANGELETTI S. – La questione del velo integrale torna a Strasburgo. Brevi considerazioni intorno a Dakir c. Belgique e Belcacemi et Oussar c. Belgique.

Abstract

Con le recenti sentenze Dakir c. Belgique e Belcacemi et Oussar c. Belgique, pronunciate dalla Seconda sezione della Corte europea dei diritti umani, i giudici di Strasburgo tornano sulla questione del velo integrale a non molta distanza dalla ben nota decisione S.A.S. v. France del luglio 2014. Le due controversie mostrano più di una somiglianza con il caso francese, a partire dai percorsi legislativi che hanno condotto prima la Francia nel 2010, subito dopo il Belgio (giugno 2011), a promulgare un divieto di comparire in luogo pubblico con il volto travisato, adducendo ragioni essenzialmente legate ai profili di sicurezza, al principio di eguaglianza tra uomini e donne e al rispetto del valore sociale della pacifica convivenza in un clima di apertura e di dialogo, compendiato nella formula del “vivre ensemble”. Forti analogie emergono anche nelle considerazioni con le quali le rispettive Corti costituzionali hanno avallato la scelta parlamentare sul piano costituzionale. Non sorprende, dunque, che le doglianze oggi introdotte di fronte a Strasburgo ripropongano (seppure in termini più sintetici) gli stessi nodi problematici e le stesse valutazioni poste all’attenzione dei giudici nel caso S.A.S. v. France. […]

STEFANELLI S. – Trascrizione dell’atto di nascita da gestazione per altri

Abstract

SOMMARIO: 1. Il diritto non è scritto sulle nuvole, ma sulla pelle di donne, uomini e bambini. – 2. Genitorialità biologica ed affettività. – 3. Nascita da gestazione per altri e valutazione dell’interesse del minore.

1. Il diritto non è scritto sulle nuvole, ma sulla pelle di donne, uomini e bambini
La lettura della decisione resa dalla Corte d’Appello tridentina, memori delle ragioni che sostennero non molti anni or sono le ragioni che sostennero l’opposta soluzione offerta dalla Corte di Cassazione alla questione della trascrivibilità dell’atto di nascita da gestazione per altri realizzata all’estero , suscita la riflessione che Paolo Grossi dedicò alla storia del diritto, ricordando che, «al di sotto dei tanti momenti autonomi di cui la storia è composta, c’è una linea che si distende unitaria, perché il diritto è vita, non è scritto sulle nuvole ma sulla pelle degli uomini» . I «grandi problemi della vita» che disegnano questo continuum sono personificati da alcuni bambini, nati in Paesi che ammettono e disciplinano la gestazione per altri, partoriti da donne che non hanno mai avuto intenzione di riconoscerli come propri, e generati in vitro, per la realizzazione del progetto procreativo di una coppia italiana. Elementi distintivi sono i rispettivi Stati di nascita (l’Ucraina per il caso esaminato dalla S.C., l’Ontario per quello giudicato a Trento), la continuità biologica con uno dei genitori intezionali (assente nel primo caso, e presente nel secondo), e la composizione della coppia (formata da persone di sesso diverso nella vicenda più risalente, dello stesso sesso in quella in commento). Radicalmente diverso è, allo stato, l’epilogo giudiziario: avendo ritenuto che il riconoscimento dell’atto di nascita formato in Ucraina contrastasse con l’ordine pubblico, la S.C. confermò infatti la decisione di separare il minore dalla coppia, per avviarlo all’adozione secondo la disciplina della l. n. 184/1983, secondo la procedura semplificata dettata dall’art. 11 della stessa per i bambini cui non sia costituito alcuno status filiations. Al contrario, la Corte d’Appello di Trento ha ordinato la trascrizione provvedimento con cui le autorità canadesi riconoscevano ai due uomini la paternità dei gemelli, ai quali era originariamente stato riconosciuto lo status solo nei confronti del padre genetico.[…]

The Court of Appeal of Trento decided that two gay partners should be legally recognised as the fathers of two surrogate children, not just the parent who is biologically related, because parental relationships should not be determined only by the biological link. «On the contrary, one must consider the importance of parental responsibility, which is manifested in the conscious decision to raise and care for the child». The consequences of the violation of the rules set forth in Law N. 40 of 2014 (who prevents couples from using a surrogate mother) «committed by adults should not fall back on the new born». The Court relied on the recent judgment of the Italian Supreme Court n. 19599/2016, to assert that a child’s right to the continuity of the status lawfully acquired abroad is grounded on on Art. 8 of the ECHR and on Art. 3 and Art. 8 of the United Nations Convention on the Rights of the Child, provisions designed to grant that all actions concerning the child must be based on his or her best interests.

VALENTINI V. – Il caso Taricco e l’illusionismo prospettico della Consulta*

Abstract

Sommario: 1. Il senso del monologo costituzionale.- 2. Tre snodi e una pietra tombale.- 3. Prove tecnico-tattiche di piradimismo in forma circolare.- 3.1. Finzioni e finte.- 3.2. Giochi di prestigio e funambolismi. – 4. Dribbling o precomprensione? A proposito del preteso silenzio in punto di riserva di legge.
1. Il senso del monologo costituzionale
La sensazione che coglie il lettore già dai primi paragrafi, è che la breve ma affilatissima ordinanza n. 24/2017, con cui la Consulta ha chiesto all’interprete eurounitario di reiterpretarsi – o meglio, di ricalibrare l’output del settembre 2015 ; la sensazione, dicevamo, è che quel provvedimento, di davvero dialogico, abbia solo il lessico e la veste formale: quella di un rinvio pregiudiziale, anziché di una brusca sentenza-estoppel .
Come dire: si rinvia per rinviare il conflitto. Ma non per guadagnar tempo , nient’affatto: per dare alla Corte di Giustizia l’opportunità di tornare a più miti consigli .
L’antefatto è noto agli addetti ai lavori.
La CGUE, interrogata dal GUP di Cuneo, dopo avere rilevato la tensione fra l’art. 325, parr. 1 (obbligo di combattere le attività lesive degli interessi finanziari UE con misure effettive) e 2 (obbligo di assimilare la tutela degli interessi finanziari UE a quella dei corrispondenti interessi domestici), TFUE e la disciplina domestica sull’interruzione della prescrizione ex artt. 160, 161 c.p., onerava il giudice nazionale dell’obbligo di disapplicare quest’ultima là dove generasse l’impunità di frodi “gravi” in un “numero considerevole di casi”: così colpendo fatti che, in base alla disciplina interna, non sarebbero stati più punibili per decorrenza del termine prescrizionale. […]

The ordinance no. 24/2017, with which the It. Constitutional Court requested the EUCJ to clarify the meaning of the rule drawn in the “”Taricco case”, is a masterpiece of perceptual illusionism: because it dilutes the cruel picture of a conflict using reconciling trompes l’oil. In other words, the domestic Court formally suggests the EUCJ a new and shared approach to the counter-limits, but essentially annuls the margin of maneuver of the EU Court, clearly indicating the only acceptable solution. In concluding its picture, the It. Constitutional Court reaffirms the indissoluble link between national law and criminal justice, and emphasizes the inconsistency between continental systems and the judicial law making, especially when the latter involves in malam partem effects.

 

SARTARELLI S. – La Corte EDU “bacchetta” (forse troppo severamente) l’Italia per l’omessa tutela rilevata in un caso di violenza domestica

*L’articolo è stato scritto nell’ambito del progetto “Diritti e situazioni giuridiche soggettive tra incertezze (nazionali) e ricerca dell’effettività della tutela (sovranazionale). Una ricerca interdisciplinare”, diretto dalla Prof.ssa Luisa Cassetti e finanziato dalla Ricerca di base 2015 – Università degli Studi di Perugia

Abstract

Sommario: 1. La necessaria ricostruzione storica.- 2. Le ragioni della Corte.- 3. Alcune perplessità
1.La necessaria ricostruzione storica.
Con la sentenza in commento, l’Italia viene condannata per non aver adempiuto agli obblighi positivi derivanti dagli artt. 2 e 3 della Convenzione ed anche per aver, così facendo, determinato una discriminazione di genere in violazione dell’art. 14; più nello specifico, le autorità italiane avrebbero omesso di intervenire tempestivamente (sia sul piano sostanziale che processuale) a tutela della vita e dell’integrità fisica della ricorrente e dei suoi figli, vittime di violenza domestica da parte del marito, il quale, nel reiterare le condotte aggressive del proprio nucleo familiare, finiva per uccidere il figlio della ricorrente. […]

In this judgment Italy was condemned for failing to comply the positive obligations under Articles 2 and 3 of the Convention and also for having, in so doing, determined a gender discrimination in breach of Article 14. More specifically, the Italian authorities failed to intervene in a timely manner (both processually and substantially) in order to protect the life and physical integrity of the applicant and her children, victims of domestic violence by her husband. The man, during an aggression against the applicant, killed her son who had intervened in the desperate attempt to defend the mother.
The Italian State, as censored by the Court, did not consider the applicant’s risk of life and therefore did not take the necessary precautionary measures to protect the victims of domestic violence. Although fairly shared, the judgment raises doubts about the concrete possibility for the Italian authorities to recognize the existence of the indicated risk.
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