Situazioni giuridiche soggettive

Civil Rights and Obligations

La selezione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo vuole rispondere alla necessità di qualificare quali sono le situazioni giuridiche soggettive rilevanti nel sistema CEDU e l’ordine metodologico impiegato dalla Corte nella loro identificazione.
Si vuole realizzare una selezione casistica della giurisprudenza solo in alcuni settori che appaiono per la finalità indicata significativi, dove, cioè, sembra essere più eloquente il metodo di qualificazione delle situazioni giuridiche soggettive ad opera della Corte. Per questo è stata selezionata la giurisprudenza intorno all’art. 8 CEDU. La Corte ritrova nella lettera dell’art. 8 cit. un caleidoscopio di diritti, spesso posti tra loro anche in un possibile conflitto. Si pensi al diritto alla protezione alla privacy e quello a conoscere le proprie origini che nell’articolo citato rinvengono la stessa fonte.
Per la stessa ragione si è selezionata giurisprudenza intorno all’art. 1 del protocollo n. 1 CEDU, dove la nozione di diritto di proprietà assume i significati più diversi. Infine si è selezionata giurisprudenza intorno all’art. 6 CEDU, o meglio intorno alla qualificazione della nozione di “diritti ed obblighi di natura civile”. La scelta è stata dettata dalla necessità di verificare se la Corte europea dei diritti dell’uomo utilizzi lo stesso procedimento metodologico adoperato nella qualificazione delle situazioni giuridiche soggettive identificate come diritti fondamentali, anche nella determinazione delle situazioni giuridiche soggettive strumentali alla realizzazione, attraverso la garanzia dell’accesso all’azione innanzi alla Corte, proprio dei diritti riconosciuti dal Trattato.

In Evidenza:

“Le situazioni giuridiche soggettive nel sitema CEDU”

di Valentina Colcelli

Collana: Quaderni di Diritto e Processo a cura di Antonio Palazzo
Edizioni: Istituto per gli Studi Economici e Giuridici “Gioacchino Scaduto” − Spin-off della Università degli Studi di Perugia – Via Margutta, 1/A – Roma: P.I. 08967801005 © 2010

The judgements gathered in this section are chosen with the aim of specifying the nature of the “individual legal positions” – rights and interests – relevant to the ECHR, and of establishing the methodological order adopted by the European Court of Human rights for their selection.

Therefore only some dispositions of the ECHR will be analysed, in particular Articles 8, 6 ECHR and Article 1, Prot. 1 ECHR, as these appear most suitable for the objectives of this research. Article 8 ECHR could be interpreted as a kaleidoscope of individual rights, which are, in some cases, in contraposition with each other (for example, the right to privacy and the right to know one’s own origins, both protected by the same article 8 ECHR).
Furthermore, the concept of property under article 1 prot. 1 ECHR is a good example of what the Court identifies as relevant interests, interpreting the objective will of the international legislator. Article 6 ECHR establishes the right of the individual to a fair trial.

The notions of civil rights and obligations safeguard the legal positions of individuals that are not only fundamental or subjective rights, but also interests. The analysis of the notion of civil rights and obligations demonstrates that the Court of ECHR has elaborated a broad definition of the term, one that is not only identifiable with the notion of “subjective rights”.

Elenco sottosezioni / Subsections list

Situazioni giuridiche soggettive
Civil Rights and Obligations



    STEFANELLI S. – Trascrizione dell’atto di nascita da gestazione per altri

    Abstract

    SOMMARIO: 1. Il diritto non è scritto sulle nuvole, ma sulla pelle di donne, uomini e bambini. – 2. Genitorialità biologica ed affettività. – 3. Nascita da gestazione per altri e valutazione dell’interesse del minore.

    1. Il diritto non è scritto sulle nuvole, ma sulla pelle di donne, uomini e bambini
    La lettura della decisione resa dalla Corte d’Appello tridentina, memori delle ragioni che sostennero non molti anni or sono le ragioni che sostennero l’opposta soluzione offerta dalla Corte di Cassazione alla questione della trascrivibilità dell’atto di nascita da gestazione per altri realizzata all’estero , suscita la riflessione che Paolo Grossi dedicò alla storia del diritto, ricordando che, «al di sotto dei tanti momenti autonomi di cui la storia è composta, c’è una linea che si distende unitaria, perché il diritto è vita, non è scritto sulle nuvole ma sulla pelle degli uomini» . I «grandi problemi della vita» che disegnano questo continuum sono personificati da alcuni bambini, nati in Paesi che ammettono e disciplinano la gestazione per altri, partoriti da donne che non hanno mai avuto intenzione di riconoscerli come propri, e generati in vitro, per la realizzazione del progetto procreativo di una coppia italiana. Elementi distintivi sono i rispettivi Stati di nascita (l’Ucraina per il caso esaminato dalla S.C., l’Ontario per quello giudicato a Trento), la continuità biologica con uno dei genitori intezionali (assente nel primo caso, e presente nel secondo), e la composizione della coppia (formata da persone di sesso diverso nella vicenda più risalente, dello stesso sesso in quella in commento). Radicalmente diverso è, allo stato, l’epilogo giudiziario: avendo ritenuto che il riconoscimento dell’atto di nascita formato in Ucraina contrastasse con l’ordine pubblico, la S.C. confermò infatti la decisione di separare il minore dalla coppia, per avviarlo all’adozione secondo la disciplina della l. n. 184/1983, secondo la procedura semplificata dettata dall’art. 11 della stessa per i bambini cui non sia costituito alcuno status filiations. Al contrario, la Corte d’Appello di Trento ha ordinato la trascrizione provvedimento con cui le autorità canadesi riconoscevano ai due uomini la paternità dei gemelli, ai quali era originariamente stato riconosciuto lo status solo nei confronti del padre genetico.[…]

    The Court of Appeal of Trento decided that two gay partners should be legally recognised as the fathers of two surrogate children, not just the parent who is biologically related, because parental relationships should not be determined only by the biological link. «On the contrary, one must consider the importance of parental responsibility, which is manifested in the conscious decision to raise and care for the child». The consequences of the violation of the rules set forth in Law N. 40 of 2014 (who prevents couples from using a surrogate mother) «committed by adults should not fall back on the new born». The Court relied on the recent judgment of the Italian Supreme Court n. 19599/2016, to assert that a child’s right to the continuity of the status lawfully acquired abroad is grounded on on Art. 8 of the ECHR and on Art. 3 and Art. 8 of the United Nations Convention on the Rights of the Child, provisions designed to grant that all actions concerning the child must be based on his or her best interests.

    STEFANELLI S.-Interesse superiore del minore nato da gestazione per altri

    Abstract

    In the case of Paradiso and Campanelli v. Italy, on January 27th 2015, the ECHR decided that a child born by surrogacy abroad and social parents enjoy protection of the right to family life.

    Article 8 of the Convention protect their right to private and family life even though the surrogacy is forbidden in Italy, and without genetic link between child and parents, in force of a de facto family life, after a period of cohabitation of eight months. The Court concluded that Italy could not taking the child away from the foster parents, because the public order cannot violate the best interest of the child to remain with his foster family.

    1. La decisione. Una coppia di coniugi italiani, constatata l’incapacità di generare anche attraverso tecniche di procreazione medicalmente assistita ed ottenuta la dichiarazione di idoneità all’adozione di minori, si rivolge ad una società russa perché, generato in vitro un embrione attraverso l’unione dei gameti dell’uomo con quelli di una donatrice anonima, lo impianti in una madre surrogata.

    Alla nascita del bambino, il 27 febbraio 2011, in conformità con la legislazione nazionale, la puerpera sottoscrive una dichiarazione di rinuncia a qualsiasi pretesa nei suoi confronti, e viene formato un atto di nascita che indica come genitori i coniugi italiani. […]

    STEFANELLI S. – Adozione di minori e diritto di crescere nella propria famiglia

    Abstract

    1. Le decisioni. Tutte riferite alla dichiarazione di adottabilità ed all’allontanamento del minore dalla propria famiglia di origine, le decisioni in commento si incentrano sull’accertata violazione delle obbligazioni negative e positive di cui l’art. 8 CEDU grava gli Stati a protezione dell’interesse superiore del minore, inteso nella sua accezione relazionale come diritto a conservare il rapporto in atto con i propri genitori e coi parenti, salvo che ciò comporti un rischio alla salute psico-fisica del bambino o alla sua equilibrata crescita.

    Deriva che l’astratta possibilità che al minore siano offerte condizioni di vita migliori da parte di famiglia diversa dalla propria non giustifica la recisione del legame familiare, mentre impone agli Stati di attivarsi per consentire ai genitori di garantire ai figli un contesto più favorevole alla loro educazione. Dal precetto la Corte deriva l’obbligo delle istituzioni statali di astenersi, fuori da tali condizioni, dall’impedire l’ordinario svolgersi della vita familiare, disponendo (Zhou c. Italia) l’allontanamento del minore e la sua collocazione presso altra famiglia o ente, ma anche quello di porre in atto misure concrete per conservare o ricostruire la relazione genitori-figli, che realizza il diritto degli adulti ad esercitare la responsabilità da generazione in funzione, comunque, della protezione del soggetto debole e massimamente bisognoso di tutela che è il minore.

    In questi termini, costituisce indebita ingerenza nel diritto alla vita privata e familiare della madre, l’affidamento temporaneo e la dichiarazione di adottabilità del figlio di donna che versava in condizioni di indigenza ma conservava un ruolo genitoriale attivo e positivo, per non aver ottemperato all’obbligo di mettere in atto iniziative concrete più incisive al fine di garantire l’interesse del minore […]

    LOMBARDI A. – Il potere di controllo del datore di lavoro alla luce della giurisprudenza CEDU. Riflessioni a margine della sentenza Bărbulescu.

    Abstract

    1. Introduzione. Tra i profili della tutela della privacy che destano maggiore preoccupazione e sono oggetto di interventi da parte delle Autorità nazionali e sovranazionali preposte alla tutela dei dati personali, hanno assunto rilievo quelli connessi con l’attività lavorativa. Lo sviluppo tecnologico e l’impiego massivo dell’elaboratore elettronico per lo svolgimento delle mansioni, infatti, hanno determinato maggiori possibilità di intrusione nella sfera personale dei lavoratori, i quali possono essere facilmente posti sotto controllo dai propri datori di lavoro, attraverso un costante monitoraggio invisibile della loro attività, sia durante che successivamente all’orario di lavoro.

    Il monitoraggio da parte del datore di lavoro, attraverso ad esempio la consultazione del server aziendale, consente allo stesso di conoscere quali e quanti messaggi di posta elettronica il lavoratore ha inviato o ricevuto, quali siti della Rete ha visitato e il tempo per cui si è protratto il collegamento. L’invasività del controllo quindi, può non esaurirsi nella verifica dell’adempimento della prestazione lavorativa, ma può interessare momenti di vita privata del lavoratore, rispetto ai quali la tutela deve essere pienamente garantita.
    Ed è proprio sul binomio legittimità e limiti al controllo del lavoratore che si incentra la recente pronuncia della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, la quale con una sentenza dai connotati parzialmente innovativi, ha alimentato il dibattito italiano sul tema, alla luce delle modifiche apportate dal “Jobs Act”, all’art.4 dello Statuto dei Lavoratori.

    2. Il fatto e la decisione della Corte EDU.
    Il presente approfondimento trae spunto dalla recente sentenza emessa dalla IV° sezione della Corte Europea in data 12 gennaio 2016, nel caso BĂRBULESCU v. ROMANIA (ric. no.61496/08). Il ricorso alla Corte di Strasburgo è stato presentato da un ingegnere, di nazionalità rumena, responsabile delle vendite di una società privata il quale, dopo una serie di controlli effettuati dal datore di lavoro[…]

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