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Relazione al Parlamento – Esecuzione delle pronunce della Corte EDU nei confronti dello Stato italiano (anno 2018)

L’ESECUZIONE DELLE PRONUNCE DELLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO NEI CONFRONTI DELLO STATO ITALIANO
Legge 9 gennaio 2006, n.12

PREMESSA

Proprio settant’anni fa, il 5 maggio 1949, si concretizzava l’idea di Winston Churchill, esplicitata tre anni prima – all’indomani del vittorioso esito del conflitto contro la tirannia nazista – di “costruire una sorta di Stati Uniti d’Europa”, al fine di mettere al sicuro quei valori di libertà e democrazia che storicamente avevano fatto dell’Europa un unicum nella valorizzazione dei diritti e delle potenzialità dell’individuo. In quella data, l’Italia – insieme ai rappresentanti di altri nove Paesi (Belgio, Danimarca, Francia, Irlanda, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito e Svezia) – firmava il Trattato di Londra, che istituiva il Consiglio d’Europa, con l’obiettivo di favorire un’unione sempre più stretta tra gli Stati membri e “tutelare e promuovere gli ideali e i principi” fondanti lo stato di diritto e la democrazia, primo passo di un articolato percorso che generò successivamente la Convenzione europea per i diritti dell’uomo, sottoscritta il 4 novembre 1950 a Roma, la quale a sua volta generò la Corte europea dei diritti dell’uomo, braccio secolare dell’interpretazione, in continua evoluzione, dei diritti e delle libertà fondamentali.
Oggi, gli Stati membri del Consiglio d’Europa sono 47 e rappresentano circa 820 milioni di cittadini, ai quali si aggiungono, come membri osservatori, Canada, Giappone, Israele, Messico, Santa Sede e Stati Uniti. [LEGGI TUTTO]

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